"Per che la nostra idea di felicità è legata a:
censurare il dolore, l' errore, voler padroneggiare il destino nostro e
degli altri.
Lo spietato giustizzialismo dei miei tempi che ricerca il
colpevole dell' errore umano per che da tempo ha fatto fuori Dio dalla realtà,
vuole oggi ergere un modello di uomo che di umano non ha più nulla, si
ritrova solo e ricoperto in una spessa pelle d' acciaio, rampante,
autosufficiente senza più bisogno dell' aiuto di nessuno nemmeno di quello di
Dio.
Rinchiuso nella sua corazza l' uomo d' acciaio non avverte
più i duri colpi della vita, ma neppure le carezze di chi si ostina ad amare,
perduta la forza della propria fragilità, non avverte più il tepore del
corpo di un passerotto sul palmo della mano, non può più essere distrutto,
ma non in virtù della sua spessa corazza, ma per che smette di esistere"